mercoledì 6 aprile 2011

Nanà di Émile Zola

Dopo circa due anni ho ripreso in mano un grande romanzo dell’800 che non avevo mai letto... sì, voi non lo sapete, ma sono una grandissima appassionata di letteratura italiana e straniera (tedesca, francese, inglese, russa e chi più ne ha più ne metta!) diciamo dal periodo che va dal 700 al 900. 
Dicevo “ho ripreso in mano” perché da quando ho cambiato lavoro ho cambiato anche genere di letture... ho sentito il bisogno di qualcosa di più, non so come dire, “leggero”! Non fraintendetemi... adoro sempre i grandi romanzi, un giorno rileggerò volentieri “Anna Karenina” o “I dolori del giovane Werther”, ma adesso come adesso non ce la faccio.... a questo punto vi starete chiedendo perché ho deciso di leggere “Nanà”.. beh, è stato per puro caso... ero in giro per lavoro, in quel momento non avevo niente da leggere e così, passando davanti al giornalaio, ho visto che stavano facendo delle offerte sui grandi romanzi dell’800 e ho deciso di comprare “Nanà”, dato che tutti gli altri li avevo già letti. 

Nanà” (1880) fa parte del ciclo dei Rougon-Macquart, una serie di romanzi che raccontano la realtà sociale del tempo, descritti con realismo. 

Nanà è una ragazza che proviene da un ceto molto basso. Tenta la strada del teatro riscuotendo molto successo, nonostante non sappia affatto recitare né cantare, ma la sua bellezza giunonica incanta il pubblico. 
Abbandona però presto questa strada per dedicarsi a una vita fatta di stravizi, dilapidando il patrimonio dei suoi numerosissimi amanti, attori, marchesi, conti che cadono tutti come mosche intorno a lei... vuole vendicarsi di quella falsa borghesia che la circonda e che crede di essere senza peccato, e si vendicherà seminando cadaveri e distruzione intorno a lei “senza accorgersene”, come dice Zola. 
L'autore è bravissimo nella descrizione della società parigina del suo periodo, dei suoi vizi e delle sue sregolatezze. Il disgusto per certe abitudini si radica nel lettore e si vorrebbe essere lì per sventolare ai quattro venti la loro ipocrisia.
Per apprezzare Nanà bisogna imparare a capirla, a comprendere le ragioni del suo comportamento, ma io, sinceramente, non sono riuscita a capirla fino in fondo.
È un romanzo che comunque consiglio a chi è appassionato di letteratura francese e, in particolar modo, di quest’epoca.

5 commenti:

  1. Secondo te, Nanà potrebbe essere paragonata, per certi versi, al "Mastro-Don Gesualdo" di Verga? Nanà ha quegli atteggiamenti anche per una sorta di rivalsa personale?

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  2. Secondo te, Nanà potrebbe essere paragonata, per certi versi, al "Mastro-Don Gesualdo" di Verga? Nanà ha quegli atteggiamenti anche per una sorta di rivalsa personale?

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    1. Sicuramente Nanà vuole "vendicarsi" di quel mondo che non la vuole e la rifiuta. Quando ho letto questo romanzo non ho pensato al Mastro Don Gesualdo, ma potrebbe essere un paragone calzante!

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    2. Grazie mille! io l'ho letto avendo sempre in mente Mastro Don Gesualdo perchè ho deciso di portarlo all'esame, e dato che la mia tesina si basa su Parigi, ho pensato subito a questo paragone, con analogia ma soprattutto differenze, vedi il diverso contesto sociale dei due. Grazie ancora comunque!

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    3. Figurati, grazie a te per aver lasciato il tuo pensiero! :-)

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