lunedì 5 dicembre 2011

Intervista a Silvia Scibilia, autrice di “6 in stand-by”

Oggi, miei cari lettori, vi propongo la mia seconda intervista alla bravissima Silvia, autrice del romanzo “6 in stand-by”, pubblicato dalla Casa Editrice Butterfly.


1) Ciao Silvia. Innanzitutto benvenuta nel mio blog e complimenti per il tuo romanzo, “6 in stand-by”. So che hai pubblicato precedentemente altri due libri, “Ghiacciolo con Nutella” (i miei lettori sono incuriositi da questo titolo!) e il seguito, “Odio amare”. Ti va di raccontarci brevemente la tua esperienza con la pubblicazione di questi due romanzi e, soprattutto, com’è nata la tua passione per la scrittura?
La mia passione nasce con me, mi è sempre piaciuto leggere fin dall’infanzia, inoltre ho sempre avuto la vena artistica di famiglia, solo che dovevo trovare la forma di comunicazione più adatta a me. Durante l’adolescenza ho cominciato a scrivere, ma è stato nel 2004 che mi sono sentita abbastanza sicura da lanciarmi. Così è nato "Ghiacciolo con Nutella". È la storia di Marianna, una ragazza insicura perché troppo attenta alla perfezione che scopre che l’imperfezione, è la regola principale dell’amore. In "Odio amare" si trova invece ad affrontare la gravidanza e la convivenza, turbata dalla continua intrusione di amici e parenti. La pubblicazione di "Ghiacciolo con Nutella" e le critiche alcune positive altre meno sono state importanti per la mia crescita letteraria e stilistica, inoltre mi ha dato la possibilità di conoscere Salvatore Spoto, autore della prefazione di "6 in stand-by" e Argeta Brozi, che ne è l’editrice.

2) In “6 in stand-by” hai utilizzato molto i flashback. Come mai hai deciso di raccontare la storia utilizzando questa tecnica narrativa (tra l’altro alla perfezione) piuttosto che sviluppando la storia in maniera lineare?
La storia di Laura e Massimo pur sembrando banale, una coppia logorata dall’indifferenza e dalla quotidianità, è molto complessa dal punto di vista dell’analisi della psicologia dei personaggi, che è la maggiore responsabile della crisi. È stato necessario conoscere a fondo non solo i personaggi, ma anche come è nata la loro storia e come si è trasformata nel tempo. Avrei potuto scegliere di creare una storia lineare dal punto di vista cronologico però a mio parere avrebbe tolto forza alla narrazione. Inoltre ho scelto di creare una struttura spazio-temporale alternata nella quale alla crisi matrimoniale del presente si alterna la felicità del passato e viceversa.

3) Laura e Massimo sono due persone diversissime tra loro. “Lei, sensibile e sentimentale, lui, concreto e ambizioso”, come dice la quarta di copertina del libro. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare per i tuoi personaggi o sono tutto frutto della tua fantasia?
Il personaggio di Laura è la sintesi di molte donne di cui ne ho osservato la debolezza. Alcune dipendenti dal punto di vista affettivo, altre molte attente al giudizio altrui e incapaci di dire di no per non dispiacere agli altri. Laura ha questa tendenza a omologarsi a un ruolo, è figlia, moglie o amante a secondo del ruolo che le viene chiesto fino al punto di non sapere più chi sia veramente e a questo punto decide che è il momento di fermarsi per cercare la propria indipendenza affettiva. Massimo è l’uomo che molte di noi vorremmo accanto, sicuro di sé, la madre di Laura lo definisce “un vero uomo” che non fa mancare nulla alla famiglia, ancora ancorato a concetti dimenticati quale la parola d’onore, un uomo affidabile a 360 gradi. In realtà Massimo pur essendo una persona molto sensibile verso gli altri è incapace di mostrare i propri sentimenti e si nasconde dietro una maschera di imperturbabilità che solo Laura riesce a smascherare. In un certo senso sono complementari.

4) Il matrimonio dei protagonisti va in crisi, apparentemente nasce tutto dal bisogno di Laura di ritrovare se stessa e la sua vita, ma poi scopriremo che questo viaggio introspettivo sarà utile anche a Massimo. Oggigiorno ci sono tante separazioni e tanti divorzi, il tuo libro lascia un messaggio di speranza alle coppie in crisi?
Assolutamente sì, perché spinge alla comunicazione, a riflettere sulla propria vita, a cambiare se stessi senza rinunciare all’altro ma coinvolgendolo nel cambiamento. C’è una frase di Laura quando scopre casualmente che Massimo ha una relazione durante il periodo di separazione che spiega bene questo concetto – Non lo voglio, ma è mio - nonostante tutto in lei le dica che non ama più Massimo non vuole rinunciare a lui perché sa che è l’uomo giusto per lei nel momento in cui sarà matura per un rapporto da pari.

5) Sono troppo curiosa: come mai hai deciso di lasciare il finale aperto? Hai in progetto un seguito di questa storia d’amore?
No, non ho intenzione di scrivere un seguito. Sono convinta che in una storia d’amore non esista un finale chiuso a meno che non ci sia la morte dell’altro. Lascio al lettore la possibilità di pensare a cosa accadrà tra loro nel futuro. Lo scopo di Laura era giungere all’autodeterminazione e ci riesce, questo è il lieto fine; Massimo ha compreso i propri sbagli, il resto non importa. Qualcuno potrà immaginare che non hanno molta strada da fare insieme e che le differenze caratteriali li divideranno di nuovo, secondo altri sarà il contrario.

6) Nel romanzo si tocca il tema della sessualità. Laura è molto esplicita nelle sue esternazioni e le donne che Massimo incontra sono spesso e volentieri oggetto delle sue fantasie erotiche. Pensi sia fondamentale in un rapporto di coppia avere complicità sessuale?
Il sesso in una coppia è come il sale nel cibo, se ne può fare a meno ma non ha lo stesso sapore. È difficile trovare una coppia felice che abbia una vita sessuale inesistente, anzi è proprio la sessualità il primo campanello di allarme sulla crisi di coppia. Il sesso richiede però un enorme sforzo comunicativo da parte di entrambi i coniugi e l’accettazione dell’altro in modo totale. Bisognerebbe imparare a lasciare il resto del mondo fuori dalla camera da letto, il che non è facile dopo tanti anni di convivenza.

7) Quali sono i libri o gli scrittori che ti hanno ispirata?
Difficilmente io mi lascio ispirare da un libro, la mia fonte è la società e le relazioni tra le persone o le singole persone. Una struttura narrativa simile alla mia è spesso usata da Sveva Casati Modignani, però l’impronta principale della mia formazione viene dal Neorealismo. Cerco di usare un linguaggio semplice e una scrittura scorrevole.

8) La Sicilia è una terra splendida, protagonista anche del tuo romanzo. Quanto è importante per te?
È importante in quanto sono nata e vivo qui. Nel romanzo lo diventa perché c’è un continuo oscillare tra il desiderio di qualcosa di antico e primordiale e la modernità in cui i personaggi vivono e operano. Il territorio emerge nelle descrizioni del paesaggio rurale e marino tipico della Sicilia occidentale ma anche in alcuni atteggiamenti sociali, ad esempio Massimo si ritrova a dover convivere con l’ombra della mafia sulla propria attività, tuttavia questo tema è solo dal punto di vista di un imprenditore che non si rispecchia in quella realtà. Il tema della mafia penso che sia già abbastanza abusato nella letteratura siciliana.

9) Ti sei trovata bene con Argeta e la sua Casa Editrice?
Argeta Brozi prima di essere un'imprenditrice è una scrittrice molto brava e una donna sensibile. La sensazione che ho avuto fin dal primo approccio con la Butterfly Edizioni è stato non solo la pubblicazione di un libro, ma l’inizio di un progetto comune con ampi spazi di collaborazione, cosa difficile da trovare nell’editoria italiana, piccola o grande che sia.

10) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Continuare a scrivere perché è ciò che mi rende felice, oltre la mia famiglia.
Grazie Chiara per la recensione e per avermi dato la possibilità di dialogare con te e i tuoi lettori.

10 commenti:

  1. Brava Chiara, bellissima intervista ci hai dato modo, non solo di approfondire la conoscenza del libro, ma ci hai anche fatto conoscere la sua autrice e questa è una gran cosa! Avvicinarci così profondamente ad un'autrice ci rende più consapevoli delle parole che essa stessa scrive e dell'intensità che imprime al suo romanzo.
    Beava smack

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  2. bellissima intervista complimenti all'autrice e a te cara!buona settimana

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  3. certo che sei bravissima ad intervistare gli autori,meriti tante belle soddisfazioni come vedo che stai avendo,brava!

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  4. I miei complimenti all'autrice... ma anche a te per la bella intervista!

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  5. Sto trascurando un po' le mie amiche blogger, ma con il lavoro e qualche ricetta da fare non riesco proprio a passare spesso come vorrei. Mi rifaccio durante le feste, leggerò anche i post vecchi. A presto, laura

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  6. Bellissima intervista Chiaretta, che piacere leggerti!!!!!

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  7. Una fantastica inervista...sei stata veramente bravissima.........

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  8. Ragazze grazie mille davvero per il sostegno!! ^_^

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  9. complimenti Chiara per questa intervista, domande interessanti e non banali.
    Mi piace l'idea di Silvia di lasciare il finale aperto ad una storia d'amore, perchè così è veramente la vita... l'amore fa il suo percorso dicrescita e non si può mai mettere il punto!!

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  10. @Rita: ti ringrazio! Sì, hai ragione, il finale aperto è perfettamente calzante con il tema della coppia e dell'amore!

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