martedì 5 novembre 2013

E la frase più bella di novembre è.....

Buongiorno a tutti cari lettori,
la partecipazione alla rubrica di questo mese "The Most Beautiful Sentence" è stata numerosa e competitiva. Ha partecipato chi sta poco bene e qualcuno ha fatto perfino capolino in tarda serata! Mi fa piacere che questo piccolo giochino vi coinvolga a tal punto e mi fa pensare che teniate un pochino anche a me e che quando leggete un libro e sottolineate una frase pensiate alla mia rubrica :">
La scelta della frase vincitrice è stata ardua, avete scelto frasi profonde e toccanti e non è stato semplice sceglierne una, infatti ne ho scelte due ^_^

Signori e Signore è con immenso piacere che vi annuncio i vincitori del mese di novembre:

Cristina Lee, con una frase tratta da "Tienimi con te" di Jessica Sorensen:


"Le persone non intendono mai fare nulla che ferisca gli altri, ma qualche volta succede lo stesso, in un momento di emotività, o di scarsa razionalità, o semplicemente perché si dicono cose che dovrebbero restare solo dei pensieri. 
O perché si cede soltanto per un attimo. 
Le persone si feriscono in continuazione."

Questa frase mi è entrata dentro, mi ha colpita dritto al cuore, perché succede. Le persone si feriscono, anche se si vogliono bene, si fanno del male pensando di fare del bene, a volte semplicemente i pensieri non riescono a restare nella testa e devono per forza uscire fuori e allora si soffre, si soffre nel dire cose cattive e nel sentirsele dire.

E Sole con questo pensiero tratto da "Il sistema periodico" di Primo Levi:


"Mi dichiaravo pronto a perdonare i nemici, e magari anche ad amarli, ma solo quando mostrino segni certi di pentimento, e cioè quando cessino di essere nemici. Nel caso contrario, del nemico che resta tale, che persevera nella sua volontà di creare sofferenza, è certo che non lo si deve perdonare: si può cercare di recuperarlo, si può (si deve!) discutere con lui, ma è nostro dovere giudicarlo, non perdonarlo."

Anche la frase di Sole mi ha lasciata con un vago senso di malinconia e tristezza, è forte e vera. Qui entra in gioco anche la religione per chi è credente come me, bisogna perdonare i nemici, ma non è affatto facile e spesso non ci si riesce, a meno che questi, come dice Levi, non "mostrino segni di pentimento".

Mi sono sembrate due frasi in qualche modo legate tra loro e credo che ognuno di noi abbia avuto esperienza in merito. Cosa ne pensate? Ditemi la vostra! ^_^

14 commenti:

  1. Chiaretta, bellissime le frasi che hai scelto!!!!
    qst volta nn sono riuscita a partecipare :/ in giornata tra mille cose nn ce l'ho fatta e pensa che qst notte volevo riaccendere il pc per lasciarti la frase :-D
    mi piace tantissimo la tua rubrica!!!!!!!!
    baciiiiii

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    1. Ciao cara!
      Infatti aspettavo la tua frase, mi dispiace che non sei riuscita a partecipare, dai sarà per il prossimo mese, ti aspetto eh!
      Bacioni

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  2. Meravigliose entrambe! Ed hai ragione a dire che sono legate fra loro anche io ne vedo il nesso e mi sento "coinvolta" da entrambe.
    A volte diciamo o subiamo frasi o parole che ci sfuggono di bocca come proiettili e in quel caso, sia se siamo colpiti, sia se colpiamo, dobbiamo capire se valga la pena continuare o tagliare ed andare avanti! devo dire la verità spesso ho tagliato ma alcune volte ho perdonato o sono stata perdonata e n'è valsa la pena, almeno in quel momento siamo stati sinceri al 100%! complimenti alle frasi vincitrici e un bacione smack

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    1. Sì, devo dire che appena le ho lette sembrava che Cristina e Sole si fossero messe d'accordo :-)
      Hai ragione, a volte bisogna capire se vale la pena portare avanti l'amicizia oppure no. Anch'io tante volte ho tagliato, ma a volte i legami ne sono usciti rafforzati.
      bacioni

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  3. Bellissime davvero le frasi!!! Hanno colpito anche me!!!
    Mese prossimo cerco di partecipare anch'io!!! ^_^
    Ciaooooo

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    1. Sì dai, ti aspetto mi raccomando ;-) baciii

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  4. wow! che onore, grazie Chiaretta! mi piace la scelta abbinata delle due frasi.
    Primo Levi scrive questa frase dovo aver parlato del sig. Muller, un civile con cui condivise momenti ad Auschwitz nel laboratorio chimico in cui prestava servizio pure lui. Lo ritrova casualmente per motivi di lavoro (legati all'azienda di vernici dove presta servizio) e gli scrive, mandandogli una copia di Se questo è un uomo. Iniziano a corrispondere, e il tedesco mai una volta che dimostri pentimento, solo giustificazioni. Mi ha fatto riflettere questa cosa, perchè accade costantemente. Si fa del male, ma non ci si pente. Piuttosto ci si giustifica. I "se" e i "ma" non servono a farsi perdonare.
    Primo Levi ha descritto questa cosa molto bene, è una lezione che voglio tenermi stretta!

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    1. Ma grazie mille a te per aver partecipato con questo intenso e forte.
      Non ho mai letto questo libro di Levi, ma sembra molto bello e interessante.
      E' vero, si tenta sempre di giustificarsi, invece di chiedere perdono.

      Grazie ancora, un bacione

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  5. Non conosco l'autrice del libro della prima frase, ma quello della seconda sì: mi sembra che la prima sia una frase più sul privato, più sul personale, mentre la seconda sia universale (dico questo,conoscendo la storia dell'autore).... e io mi sono dimenticato di mettere la mia (troppo distratto sono in questo periodo.

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    1. Sì concordo con te... io le ho accomunate facendole mie e "ridimensionando" la seconda frase alla nostra quotidianità, ma sicuramente è una frase universale come dici tu.
      Infatti aspettavo la tua frase ahi ahi ahi al prossimo mese allora ;-)

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  6. Belle le due frasi, e vere. E i pensieri, i pensieri sono terribili, a volte servono solo a sfogare un momento, non sarebbero da esternare, ma lo si fa, per una sorta di innocente attaccamento alla verità, alla sincerità. Io un tempo ero per la verità a tutti i costi, mi sono resa conto col tempo, e con profondo dispiacere, che alcune persone non sono pronte per la verità, ci soffrono, perciò dirla, se non strettamente necessario, equivale a ferire inutilmente. Non mi piace la parola "perdono", implica una sorta di superiorità in chi lo concede, di sottomissione in chi lo chiede, perciò forse molte persone non mostrano pentimento. Certo è da valutare per cosa si chiede perdono, cosa è stato fatto, ma credo che chi non mostra pentimento non si renda nemmeno conto di aver sbagliato, vive in un altro ordine di idee, perciò non considera le proprie come giustificazioni, ma come semplici spiegazioni di una cosa normale, che però non è stata capita a fondo. Anche la mia adesso sembra una giustificazione, eppure voglio solo spiegare perché le scuse non sono sempre immediate: siamo persone diverse e in alcune persone, così come in alcune culture, certe modalità "sociali" (uso un'etichetta vaga, giusto per intenderci) non sono note. Indipendentemente dall'onestà, correttezza o abominio..

    Ps. io sono fra quelli che pensano a te quando trovano frasi significative nei libri ;)

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    1. Io, al contrario di te, sono sempre stata un po' come dire... "vivi e lascia vivere", non ho mai esternato i miei pensieri in maniera anche cruda se vogliamo, non ce la faccio, ma è sbagliato anche trattenersi, a volte bisogna far uscire i pensieri terribili per farsi capire e per reagire a quello che ci viene detto.
      Per quanto riguarda il perdono io sono credente, fa parte di me, dovrebbe far parte di me, ma spesso è uno sforzo superiore alle nostre forze e forse, come dici tu, neanche ci competerebbe, ma si tratterebbe di un "perdono umano".
      E' un discorso davvero complesso, magari ne parlerò nuovamente in un post!
      PS: oddio grassieeeee sei troppo dolce ♥

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  7. bellissime tutte e due, ma visto il mio momento storico mi sento molto più vicino alla prima
    baci
    Alice

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    1. E' vero, credo che vista la situazione che stiamo vivendo la prima frase la sentiamo tutti un po' nostra :-)
      Un bacione cara

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