I Classici

1° classico - I dolori del giovane Werther
di Johann Wolfgang Goethe, pubblicato nel 1774

E’ un romanzo epistolare, vale a dire che veniamo a conoscenza del protagonista e della sua triste storia attraverso le lettere che costui scrive al suo amico Guglielmo per quasi due anni, senza che al lettore sia data la possibilità di leggere le risposte dell’amico, che però si intuiscono facilmente dalle epistole di Werther. Nella seconda parte del romanzo, invece, sappiamo cosa è successo al giovane durante i suoi ultimi giorni di vita anche dalle parole del suo editore.
Werther è un ventenne di buona famiglia che si reca in un paesino, Wahlheim, per sistemare delle questioni di famiglia.
Qui, a un ballo, incontra Charlotte, soprannominata Lotte, da cui rimane affascinato, la quale, però, è promessa sposa ad Albert. Werther inizia a frequentare la famiglia di lei, diventa amico del padre, si affeziona ai fratellini di lei e si innamora perdutamente di Lotte.
Albert, assente per un certo periodo di tempo, torna in paese e Werther comprende in maniera lampante che non ha speranze con la sua amata. Il suo amico Guglielmo, al quale confida la sua disperazione, gli consiglia di lasciare il paese e di tornare in città per intraprendere una carriera da diplomatico. Werther acconsente, ma dopo poco, tornerà a Wahlheim.
Preso dalla disperazione tenta di baciare Lotte, ma lei, anche se forse ricambia i suoi sentimenti, lo respinge, perché ormai è sposata.
Werther è sempre più vittima di una forte infelicità e depressione. Si fa prestare le pistole da Albert con la scusa di andare a caccia, invece saranno l’arma che lo porterà al suicidio.
Ai giorni nostri può sembrare un gesto estremo, ma per quell’epoca in cui si stava affacciando il Romanticismo, dopo la tempesta dello Sturm und Drang, era un gesto compreso e capito.
Goethe è uno dei miei autori tedeschi preferiti. Questo romanzo l’ho letto e riletto un migliaio di volte, non solo per gli studi, ma perché lo amo.
Lo stile epistolare è molto particolare, ma è anche un modo diverso, più intenso e intimo, a parer mio, per conoscere i personaggi di un romanzo attraverso le lettere.
Amo le storie di grandi passioni non corrisposte, non sono una masochista, ma ritengo che raccontino una forma d’amore elevata, che noi contemporanei non riusciremo mai a comprendere del tutto.
Leggetelo se non l’avete ancora fatto, Goethe in questo romanzo rivoluziona la scrittura dell’epoca, alzando un polverone per aver sconvolto la sintassi tedesca con troppi puntini di sospensione, troppi punti esclamativi, troppe frasi lasciate in sospeso: Goethe aveva capito che utilizzando questi escamotage sarebbe riuscito a far comprendere ai lettori, fino in fondo, lo stato d’animo del suo fragile, delicato e meraviglioso personaggio.


2° classico - Delitto e castigo
di Fëdor Dostoevskij, pubblicato nel 1866

Mio padre aveva e ha diversi romanzi dei più importanti autori russi, ero fortunata perché rispondeva a tutte le mie domande e mi spiegava con entusiasmo tutto ciò che non capivo.
"Delitto e castigo" fu pubblicato nel 1866. Il protagonista è il povero, spiantato studente Raskol'nikov, di Pietroburgo.
La storia racconta la preparazione dell'omicidio, da parte di Raskol'nikov, di una vecchia usuraia, omicidio quindi premeditato, ma sulla scena del delitto compare, per sua sfortuna, la sorella dell'usuraia e di conseguenza Raskol'nikov è costretto a uccidere anche lei.
Il racconto si svolge a Pietroburgo, durante l'estate. Raskol'nikov, dopo gli omicidi, viene roso dai sensi di colpa, è pentito, è tormentato e si sente completamente solo. Un giorno incontra Sonja, una giovane costretta a prostituiri per mantenere la famiglia, una giovane però dall'animo puro e vero che farà innamorare il nostro protagonista, il quale, spinto da questo amore innocente e senza macchia, confesserà i delitti e sarà pronto a scontare la pena.
Dostoevskij, in questo romanzo, tratta diversi temi, la povertà, la carità, la religione e, perché no, l'amore. Raskol'nikov è convinto che l'azione terribile dell'omicidio sia giustificata dal fatto che potrà venirne fuori soltanto del bene, lui potrà fare del bene uccidendo l'usuraia, ma il pentimento e i tormenti morali lo sopraffaranno, questa sarà la sua vera punizione, non i lavori forzati, ma l'angoscia intellettuale.
E' un romanzo intenso, forte, pieno di inquietudine, ma è interessante vedere come il protagonista si sforzi in tutti i modi di compiere un delitto perfetto, che, a quanto pare, non esiste. Lo seguiamo nei suoi tormenti e ci sentiamo avvinti dalle sue paure, ma grazie all'amore di Sonja può redimersi e pentirsi.


3° classico - Il grande Gatsby
di Francis Scott Fitzgerald, pubblicato nel 1925 

Oggi vorrei parlarvi di un grande classico, scritto da Francis Scott Fitzgerald e pubblicato nel 1925, "Il Grande Gatsby"; titolo originale “The Great Gatsby” (per fortuna stavolta la traduzione italiana è fedele all'originale!).
Nick Carraway si trasferisce a West Egg, lontano dalla città dove lavora, New York. Il suo vicino è il misterioso Jay Gatsby che abita, a differenza di Nick, in una enorme e splendida villa, spesso illuminata e piena di gente e di musica. Le feste di Gatsby sono famose e a una di queste viene invitato anche Nick ed è qui che conosce il padrone di casa.
Diventano amici, ma Gatsby ha anche un secondo fine, rivedere Daisy, cugina di Nick, che solitamente trascorre le vacanze insieme al marito, Tom, a East Egg.
Con un espediente Nick invita la cugina a casa sua dove si fa trovare anche Gatsby. I due si rivedono dopo cinque anni, lui non ha mai smesso di amarla e nemmeno lei l'ha dimenticato. 
Nel frattempo seguiamo anche la storia piuttosto platonica tra Nick e un'amica di Daisy, Jordan, nonché il tradimento da parte del marito di Daisy con la moglie di un meccanico, Wilson, la quale morirà in un incidente stradale.
Wilson, spinto da Tom, crede che a ucciderla sia stato Gatsby con la sua auto gialla, ma alla guida c'era invece Daisy. Sconvolto dal dolore si reca a casa di Jay e lo uccide, poi si suicida.
La trama è abbastanza complessa, nonostante la brevità del romanzo. Non l'avevo mai letto, ma tornato alla ribalta con il film di Di Caprio e spinta anche dal prezzo vantaggiosissimo del libro, l'ho acquistato e letto tutto d'un fiato.

Mi è piaciuto molto, il personaggio di Gatsby mi ha scossa nel profondo, è un eroe tragico e romantico, rimasto fedele fino alla fine al suo sogno, un sogno di nome Daisy. Daisy in realtà è una ragazza frivola e superficiale, ma Gatsby spera fino alla fine che lei lasci il marito per stare con lui e coronare così la loro storia d'amore.
Il tratto distintivo del personaggio principale, fin dalla sua apparizione, è la sua solitudine. Nonostante si circondi di tanta gente durante le sue feste lui non si fa mai vedere, stringe amicizia con Nick, ma anche quando è insieme a lui la sua emarginazione, il suo isolamento sono palpabili, fino alla fine, fino al giorno della sua morte. Nick si dispera alla ricerca di qualcuno che venga al suo funerale, ma presenzieranno soltanto il padre e un tizio che andava sempre alle sue feste e puntualmente si ubriacava.
Il titolo del libro fa riflettere, aleggia intorno al personaggio di Gatsby un alone di mistero e di potenza, potere che deriva dai soldi, dalla sua fama di contrabbandiere e di "assassino", ma in fondo è una persona fragile e romantica, alla perenne ricerca del suo amore perduto.

Prima di parlarvi del libro ho voluto vedere il film del '74 con Robert Redford e Mia Farrow. Ero curiosa di vedere come fosse stato rappresentato il personaggio del Grande Gatsby, ma nonostante ammiri Redford il film mi ha parecchio delusa.
Ho letto in seguito che nella trasposizione italiana sono stati tagliati alcuni pezzi, Dio solo sa il perché, ma questi tagli si vedono e la trama ne risente. La solitudine di Gatsby non è tangibile, né si intravede il legame particolare che lega Nick e Jay, insomma, deludente. Avrei voluto vedere il film con Di Caprio, ma non ci son riuscita. Ho letto diverse recensioni e a parte lodare la bravura di Leonardo, anche questa trasposizione sembra non sia stata apprezzata.
Forse la grandezza di Gatsby e di Fitzgerald risiede proprio nel fatto che nessuno riesce a rappresentarli sullo schermo.
Voi cosa ne pensate? Avete letto il libro o visto uno dei film? ^_^

"E mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia ... e una bella mattina... "


4° classico - Lady Susan
di Jane Austen, si suppone pubblicato postumo

Allora, vogliamo parlare di Jane Austen? Jane Jane Jane, un’autrice che amo, che ho amato fin da quando ho messo gli occhi sulle sue opere, all’università.
E’ spiritosa, ironica, pungente, sarcastica, attenta ai più minuziosi dettagli.
Però, c’è un però, non conoscevo questo suo breve romanzo: “Lady Susan” (scritto tra il 1793 e il 1795).
Si tratta di un romanzo epistolare, uno scambio di lettere tra i diversi protagonisti della vicenda: naturalmente il personaggio sotto i riflettori, continuamente giudicato, è Lady Susan. E’ una donna forte e indipendente, come lo sono tutte le protagoniste dei romanzi della Austen, ma in questo specifico caso si tratta di un personaggio negativo.
Lady Susan è una persona priva di scrupoli, dedita soltanto alla vita mondana e al divertimento, poco le importa della figlia, che vuol far sposare a tutti i costi con un uomo insulso. Gioca con i sentimenti degli altri, soprattutto degli uomini, senza particolari pentimenti o ripensamenti.
Gli eventi si evolvono quando, costretta da ristrettezze economiche, Lady Susan deve recarsi dai cognati. Mrs Vernon non cade però vittima della malia di questa donna quasi diabolica, conosce la sua vera personalità e quando verranno raggiunti dalla figlia, Frederica, descritta dalla madre come una ragazzina impossibile, si accorge invece di quanto questa ragazza sia dolce, timida e affettuosa.
Mrs Vernon decide quindi di allontanare Frederica dalla cattiva influenza della madre in ogni modo possibile.
All’inizio il lettore si sorprende della cattiva reputazione di Lady Susan, sembra una donna posata e razionale, mentre mano a mano che si va avanti con la lettura delle epistole, si rende conto di che tipo di donna sia in realtà. E’ il personaggio femminile più cinico che la Austen abbia mai dipinto. In effetti sono rimasta spiazzata all’inizio, non me l’aspettavo, è strano quando non riusciamo a identificarci con i protagonisti.
E’ un romanzo comunque scorrevole, frizzante e provocatorio che ci fa conoscere il mondo pettegolo e frivolo della middle-class, con l'eleganza e l'arguzia proprie della scrittura della Austen.

Lettera 6. Mrs Vernon a Mr De Courcy [fratello di Mrs Vernon]
Ella è davvero molto attraente, e se tu mi domandassi dove risiede il fascino di una signora non più giovane, dovrei dal canto mio ammettere che di rado ho incontrato una donna bella quanto Lady Susan. [...] in lei si fondono, in maniera straordinaria, bellezza classica, grazia e vivacità.

Lettera 7. Lady Susan a Mrs Johnson [una sua amica]
E’ un piacere sopraffino domare uno spirito arrogante, piegare alla propria superiorità una persona decisamente prevenuta. L’ho già stupito con la mia pacata riservatezza e farò in modo di umiliare ancor di più l’orgoglio di questi altezzosi De Courcy.


5° classico - Dieci piccoli indiani
di Agatha Christie, pubblicato nel 1939

vi presento un altro bel giallo della mitica Agatha Christie: “Dieci piccoli indiani” (Titolo originale iniziale: “Ten Little Niggers”, poi cambiato in “And Then There Were None”)
Pubblicato in Gran Bretagna nel 1939, in Italia uscì nel 1946 con la Mondadori, anch’esso con il titolo “E poi non rimase nessuno”: sembra si tratti del libro giallo più venduto in assoluto, con 110.000.000 copie. Il suo successo lo si può vedere anche nel cinema, sono stati tratti diversi film da quest’opera, di cui io personalmente ho visto soltanto “Invito a cena con delitto” del 1976, dove compare il mitico Peter Falk (Colombo) nonché lo scrittore Truman Capote *.
Veniamo alla trama: otto persone un bel giorno ricevono un invito a recarsi in una splendida villa che si trova a Nigger Island (il nome deriva dalla sua conformazione, somigliante alla testa di una persona di colore).
Queste otto persone non si conoscono tra di loro e apparentemente non hanno nulla in comune. Nella villa, isolata rispetto al villaggio, trovano due domestici, moglie e marito. La sera stessa del loro arrivo parte la registrazione dal grammofono che inquieta gli ospiti: ognuno di loro viene accusato di aver commesso un omicidio, ma nessuno dei presenti è mai stato punito dalla legge.
Sono tutti sconvolti, tra questi il signor Marston sorseggia un liquore per riprendersi e muore.
Da lì inizia una girandola di eventi misteriosi e inquietanti, i protagonisti della storia muoiono uno a uno, proprio come recita una filastrocca inglese.
Più di una persona mi aveva consigliato questo giallo della Christie e non mi sono pentita della lettura. La scrittura è molto semplice, scorrevole, non macchinosa e mai noiosa, nonostante la storia si svolga interamente in una casa, quindi in un ambiente chiuso con brevi escursioni esterne. I protagonisti non possono far altro che parlare e confrontarsi, all’inizio son tutti convinti che ci sia un’altra persona oltre a loro dieci sull’isola, ma alla fine il dubbio che l’assassino sia uno di loro si insinua nelle loro menti e in quella del lettore, che non può far altro che stare con il fiato sospeso in attesa della fine, inevitabile, per tutti. Ho sperato fino all’ultimo che qualcuno si salvasse, ma l’autrice è stata spietata, così come l’assassino, assurto a giudice supremo, convinto di dover punire coloro che la giustizia non è riuscita a inchiodare.
Il lettore troverà il bandolo della matassa soltanto alla fine, grazie a una spiegazione lucida e coerente. Inquietante!
Consiglio a tutti quest’opera della maestra del giallo, si legge tutta d’un fiato e vi lascerà sconcertati!


6° classico - Anna Karenina 
di Lev Tolstoj, pubblicato nel 1877

Dovete sapere che quando mi sono iscritta alla facoltà di lingue ero indecisa su quale lingua scegliere oltre l’inglese, questo perché ero e sono follemente innamorata degli autori russi, ma ero interessata anche al tedesco (alla fine ho scelto quest’ultima!). A quattordici anni la mia professoressa di italiano del liceo ci ha educati alla conoscenza di Dostoevskij, e da lì i russi sono diventati come una droga per me, ho letto tutti i romanzi di questo autore, approfondendo la loro conoscenza anche con l’aiuto del mio papà, innamorato pure lui della letteratura russa.
Poi è arrivato il turno di Tolstoj con il suo meraviglioso capolavoro: “Anna Karenina”.
Pubblicato per la prima volta nel 1877 fu stroncato dalla maggior parte della critica, ma Dostoevskij e Nabokov lo apprezzarono come capolavoro.
Anna si innamora perdutamente del giovane ufficiale dell’esercito Vronskij, nonostante sia sposata. Va contro le regole della società con coraggio e passione abbandondando il marito e il figlio tanto amato.
Dall’altra parte viene raccontato invece l’amore pieno e felice tra i due giovani Kitty e Levin.
Non mi dilungo troppo sulla trama perché è un libro che va assaporato e scoperto pian piano. Magari molti di voi la conosceranno anche perché ne sono stati tratti diversi film.
Come quasi tutti i romanzi ottocenteschi che parlano di amori e passioni tormentati, si conclude con la morte, in questo caso, della protagonista che si getta sotto un treno. Una fine violenta e cruda direte voi, ma io ho sempre adorato le storie d’amore tormentate, passionali, forti, commoventi e vigorose tipiche dell’800. In questo romanzo i due protagonisti vanno ben al di là di una semplice relazione adulterina senza conseguenze: si innamorano e creano scandalo nell’alta società russa.
Ma Anna è decisa e coraggiosa, decide di lasciare il marito per stare con il suo grande amore. E’ un romanzo lungo, ma non fatevi spaventare da questo, vi rimarrà impresso, le descrizioni particolareggiate dell’epoca e della psicologia dei protagonisti vi cattureranno, vi sentirete vicini ad Anna e alla sua sofferenza.


7° classico - Il fu Mattia Pascal
di Luigi Pirandello, pubblicato nel 1904

Pirandello è uno dei miei autori italiani preferiti. Avete mai letto “Il fu Mattia Pascal”?
Noooo? Correte immediatamente ai ripari! >.<
Bellissimo romanzo, probabilmente il più famoso dell’autore siciliano.
Mattia Pascal, abitante dell’immaginaria Miragno è sposato infelicemente. Fa un lavoro che trova noiosissimo, il bibliotecario, e conduce una vita piatta.
Un giorno decide di fuggire di casa per vivere un’avventura. Al casino di Montecarlo vince una cifra spropositata, decide così di tornare a casa e riscattarsi, vendicandosi anche della suocera che lo maltrattava.
Mentre però si trova sul treno di ritorno a Miragno legge sul giornale locale che è stato trovato il cadavere di Mattia Pascal, morto suicida.
All’inizio è sconvolto, ma poi realizza che non ha più vincoli quindi può iniziare una nuova vita come Adriano Meis. Inizia a viaggiare in Italia, all’estero, alla fine si stabilisce a Roma. Si innamora di Adriana, la figlia del proprietario di casa.
Ma Adriano Meis non esiste all’anagrafe, non può sposarsi, non può comprare niente, viene persino derubato ma non può denunciare il furto, non può fare nulla. Decide quindi di tornare a casa, ma le cose non sono più come prima. La moglie si è risposata e ha una bambina. Il suo ritorno crea scompiglio, Mattia vuole vendicarsi, ma alla fine rinuncia e decide di tornare alla sua vecchia vita di bibliotecario e andare a visitare ogni tanto la sua tomba.
Direi che è un romanzo che fa riflettere. La libertà di Mattia Pascal è una libertà illuosoria, fugace. Non si può sfuggire alla nostra identità sociale, non si può sfuggire alla leggi e ai nostri doveri. E’ un romanzo bellissimo che consiglio a tutti, una storia davvero originale, raccontato nello stile unico e inimitabile di Pirandello.


8° classico - Jane Eyre
di Charlotte Brontë, pubblicato nel 1847

Non posso che iniziare con uno dei miei romanzi preferiti in assoluto: "Jane Eyre" (1847). Alzi la mano chi non lo ha mai letto!!! Ahi ahi ahi se non l’avete ancora fatto dovete assolutamente rimediare! Un capolavoro!
La piccola Jane, orfana dei genitori, viene accolta da alcuni parenti che però la trattano malissimo. Viene quindi affidata a una scuola di carità, dove i bambini sono votati alla sofferenza, al lavoro e ai sacrifici. Ma Jane fin da bambina, si dimostra forte e coraggiosa. Crescerà in questo istituto dove poi si affermerà come istitutrice. Grazie al suo lavoro trova un’occupazione presso la dimora di Thornfield Hall, il cui proprietario è il misterioso Mr. Rochester. La vita di Jane scorre tranquilla, dedicandosi all’educazione di Adele, figlia adottiva del padrone di casa. Finché un giorno Mr. Rochester si presenta a casa e la vita di Jane verrà sconvolta. Nasce immediatamente uno stretto rapporto tra i due, anche se tormentato, fino a quando Rochester (che doveva inizialmente sposarsi con un’altra) chiede la mano di Jane.
Ma Thornfield Hall nasconde un segreto, che verrà svelato proprio il giorno delle nozze e la vita di Jane ne uscirà distrutta.
Adoro questo romanzo perché il personaggio di Jane è positivo: è una ragazza indipendente, autonoma, forte e volitiva. Un esempio per tutte le donne. Non si lascia abbattere dalle immense tragedie che pure le accadono intorno, a cominciare dalla morte dei genitori. Quando finalmente trova l’amore, sorgono altri problemi apparentemente insormontabili, ma lei va avanti.
Mr. Rochester, in una bellissima scena romantica la descrive così: “... essere strano e quasi soprannaturale”.

Sicuramente qualcuno di voi ha visto i diversi film che hanno girato basandosi sul romanzo. Uno di questi che ho visto non so quante volte, mi piace molto: è del 1996, con William Hurt e Charlotte Gainsbourg. I personaggi sono interpretati magnificamente da questi due bravissimi attori e la trama non si discosta troppo dal libro, tranne per alcuni particolari.


9° classico - Faust
di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1808

Vorrei tornare a parlarvi dei classici della letteratura. Hanno dato tempo fa in tv un film intitolato "Indiavolato", una commediola anche abbastanza noiosa, che rivisitava il mito di Faust, del patto col diavolo (in questo caso nelle vesti della bellissima Elizabeth Hurley) e mi è venuto in mente che all'università abbiamo letto, riletto, studiato, approfondito la monumentale opera di Goethe, Faust appunto.
Come vi dicevo è un'opera monumentale, che ha consacrato Goethe a massimo scrittore di lingua tedesca.
Non vi annoierò prometto, però è una storia che tutti - a mio modesto parere - dovrebbero leggere.

Faust, eminente professore universitario, studioso di diritto, alchimia, medicina, è annoiato. Dopo aver studiato tanto ha compreso che "nulla ci è dato sapere".
Una sera viene seguito da un cane nero che si trasforma in Mefistofele, che propone a Faust un patto: gli farà sperimentare le gioie della vita, esaudirà ogni suo desiderio, in cambio lui dovrà dargli la sua anima.
Inizia così per Faust una vita piena di piaceri, incontrerà anche una ragazza, Margherita, un'anima innocente che verrà traviata dal protagonista, ma alla fine si salverà per via della sua purezza. 
Quando Faust diventa vecchio è pieno di rimpianti, rimorsi, però la sua anima - nonostante Mefistofele creda di aver vinto - viene salvata per grazia di Dio e perché si è impegnato costantemente a favore della società.

E' riduttiva la trama, ma in sostanza è quello che accade. I temi sono tanti in realtà e vari: la ribellione verso le scienze accademiche, lo studio della Natura, la magia, ma c'è un elemento costante che percorre l'opera: lo Streben, l'anelito, l'impulso, lo slancio che spinge Faust a una continua ricerca, al superamento di ogni limite umano, è il desiderio di andare oltre lo scibile umano, un'insaziabile sete di conoscenza che lo spinge ad accettare il patto con il diavolo.

Mefistofele: "Sono una parte di quella forza che desidera eternamente il male e opera eternamente il bene."  

Faust: "Ed ho studiato, ahimè, filosofia,
giurisprudenza, nonché medicina:
ed anche, purtroppo, teologia.
Da cima a fondo, con tenace ardore.
Eccomi adesso qui, povero stolto;
e tanto so quanto sapevo prima.
Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.
Sono dieci anni che menando vo
pel naso i miei scolari,
di sù di giù, per dritto e per traverso
Ma solo per accorgermi
che non ci è dato di sapere, al mondo,
nulla di nulla.
E quasi mi si strugge, ardendo il cuore."

1 commento:

  1. Cara consorella, fra questi classici mi manca la lettura di "Lady Susan." Che la Dea ti benedica, Anonima Strega

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